MONDO GIOVANI

 

IL GIOVANE NELLA CHIESA

Non esiste la chiesa dei giovani e quella degli anziani, ognuno con il proprio ambito esclusivo, attività, metodi, obiettivi. La chiesa ha bisogno di tutti, dei giovani, che hanno vigore ed entusiasmo, e degli anziani, che hanno esperienza e sobrietà: “La bellezza dei giovani sta nella loro forza, e l'onore dei vecchi, nella loro canizie“ (Proverbi 20:29).

 

Talvolta, però, quest’armonia s’infrange e accade che i giovani si organizzino per conto proprio e gli anziani si guardino bene dal considerarli, mentre la virtù sta sempre nel mezzo: “Nessuno disprezzi la tua giovane età…” (1 Timoteo 4:12) e “…voi, giovani, siate sottomessi agli anziani” (1 Pietro 5:5).

La società vede nei giovani un enorme potenziale da valorizzare e nella chiesa le cose non stanno diversamente, l’apostolo Giovanni scrive: “Giovani, vi ho scritto perché siete forti, e la parola di Dio rimane in voi, e avete vinto il maligno” (1 Giovanni 2:14). Essere un giovane credente significa avere il privilegio di donare l’intera vita a Cristo e non dover rimpiangere il tempo passato. Il modo migliore d’investire la giovinezza è spenderla per Gesù ed è bene non lasciar trascorrere gli anni più belli prima di disporsi a servirlo. Spenderla per sé, per soddisfare le “passioni giovanili”, potrà dare un immediato appagamento ma costerà caro per il resto della vita, anche semplicemente in fatto di rimpianti.

Lavorare con le nuove generazioni è impegnativo, tuttavia una chiesa che ha cura dei giovani sarà ampiamente ricompensata di ogni sforzo al sopraggiungere dei risultati. I giovani assicurano alla chiesa un presente e un futuro. Il sommo sacerdote Eli lo fece con il piccolo Samuele, assicurando a Israele un giudice e un profeta per molti anni.

I contadini di un tempo che volevano insegnare a un animale giovane ad arare lo mettevano con un altro più esperto, così avrebbe imparato dal suo esempio. Questo significa che, inizialmente, l’anziano dovrà lavorare di più perché insegnerà al giovane, però dopo potrà riposarsi perché sarà quest’ultimo con il suo vigore a fare la maggior parte dello sforzo.

I giovani non devono temere di svolgere servizi anche impegnativi, anzi è consigliabile che assumano pian piano delle responsabilità. Il gigante Golia quando si vide sfidato da Davide, un ragazzo biondo e di bell'aspetto, lo disprezzò, eppure fu proprio quel giovane a sconfiggerlo.

Certo la giovinezza presenta, per così dire, dei vantaggi e dei limiti:

a)       I giovani sono forti ma… tentati di far affidamento solo sulle loro forze e questo potrebbe portarli a inorgoglirsi e a pensare di fare sempre bene e meglio degli altri. Naturalmente è solo questione di tempo e impareranno che i più forti vacillano e cadono, mentre solo “quelli che sperano nel Signore acquistano nuove forze, si alzano a volo come aquile, corrono e non si stancano, camminano e non si affaticano” (Isaia 40:30).

b)       I giovani hanno voglia di svagarsi ma… devono fuggire “le passioni giovanili” (2 Timoteo 2:22). Devono imparare a nutrire il “timore di Dio”, a ricordarsi del loro Creatore nei giorni della giovinezza (Ecclesiaste 12:1-3). L’incapacità di rinunciare al mondo è tra i maggiori impedimenti per un giovane che vuole consacrarsi al Signore: “Come potrà il giovane render pura la sua via? Badando a essa mediante la tua parola” (Salmo 119:9).

c)       I giovani sono ricchi d’iniziativa ma… mancano d’esperienza. Gli anziani possono fare molto per aiutarli, talvolta anche spegnendo l’entusiasmo giovanile. Per comportarsi saggiamente un giovane deve imparare a nutrire l’umiltà che fece dire a Salomone appena divenuto re: “...io sono giovane, e non so come comportarmi… Dà dunque al tuo servo un cuore intelligente perché io possa … discernere il bene dal male…” (1 Re 3:7-9).

d)       I giovani hanno degli ideali ma… rischiano di non essere concreti. Non c’è nulla di male nel nutrire ideali, bisogna però ricordare che il tempo passa e qualcosa bisogna pur fare, tanti invece finiscono per non fare mai nulla per il Signore. L’Ecclesiaste suggerisce un ottimo metodo per andare oltre i semplici ideali: “Tutto quello che la tua mano trova a fare, fallo con tutte le tue forze” (Ecclesiaste 9:10). Dio è disposto ad accordare i Suoi doni perché la Sua opera ha tanti bisogni e se è vero che possono esserci servizi poco accattivanti, poco gratificanti, è vero pure che chi ama il Signore sarà disposto a svolgere anche quelli, ricordando che “…a chiunque ha sarà dato, e sarà nell’abbondanza; ma a chiunque non ha sarà tolto anche quello che ha” (Matteo 13:12).

La battaglia combattuta da Israele contro Amalec nel deserto offre un perfetto esempio di come si vince grazie alla collaborazione di ogni generazione. Mosé intercedeva, Aaronne e Cur lo sostenevano, mentre il giovane Giosué combatteva; se uno solo di loro non avesse fatto la propria parte, la battaglia sarebbe andata perduta (Esodo 17:8-13).