2007: 60 anni fa la scoperta dei rotoli del Mar Morto

Una scoperta che ha riportato alla luce manoscritti dell’Antico Testamento di mille anni più antichi rispetto a quelli in possesso degli studiosi.

Nei primi mesi del 1947 furono scoperte ed esplorate alcune grotte che si affacciano sulla riva occidentale del Mar Morto, all’altezza di un antico insediamento noto con il nome di Qumran. Per quasi due millenni queste grotte avevano conservato un impressionante numero di manoscritti su pergamena e in qualche caso su papiro o su ceramica - una vera e propria biblioteca - redatti quasi tutti in ebraico o in aramaico, alcuni in greco.

 

Il clima secco di questa regione desertica, a circa 400 metri sotto il livello del mare, aveva permesso che rimanessero intatti, fino al momento del loro ritrovamento. Il racconto della loro prima scoperta, divenuto leggendario, riferisce di un ragazzo beduino che, alla ricerca di una capra smarrita, getta un sasso in una grotta e sente un rumore di cocci rotti. Torna il giorno dopo con due suoi cugini per calarsi nella caverna e vi scorge alcune giare ancora intatte, le apre e in una trova, avvolti in teli di lino, tre rotoli iscritti che porta a Betlemme.

In realtà, sembra che i beduini di quell’area fossero, oltre che pastori, dei contrabbandieri e che le loro ricerche nella regione non fossero così casuali come narra la “leggenda”. Gli scopritori mostrarono il loro bottino a un calzolaio, nonché venditore di antichità, di Betlemme, poi tornarono alle grotte e recuperarono altri quattro rotoli, vendendoli nuovamente all’antiquario. Questi si mise in contatto con il superiore di un convento, a Gerusalemme, che dopo aver acquistato quattro rotoli per pochi soldi, li mostrò ad un giovane studioso, il quale riconobbe immediatamente su un manoscritto il testo ebraico del libro del profeta Isaia e ipotizzò che fosse molto antico.

Intanto, l’antiquario di Betlemme mostrò il frammento di uno dei manoscritti ritrovati al Direttore del Dipartimento di Archeologia dell’Università ebraica, che a sua volta riconobbe subito l’importanza del ritrovamento e acquistò da lui tre rotoli: uno risultò essere un’altra copia, incompleta, del libro di Isaia. La datazione attribuita al manoscritto - I secolo a.C. – suscitò un grande entusiasmo intorno alla scoperta.
Fino allora, infatti, i più antichi codici biblici veterotestamentari conosciuti erano due: il cosiddetto “Documento di Damasco”, un manoscritto del X secolo rinvenuto nel 1896 in una sinagoga medievale del Cairo, e il “Codice di Aleppo”, risalente al 926 d.C. I rotoli scoperti riportavano indietro di quasi mille anni i manoscritti dell’Antico Testamento in possesso degli studiosi.

I sette rotoli che costituiscono i primi manoscritti scoperti nelle grotte del Mar Morto sono ora esposti in una struttura appositamente costruita nel Museo di Israele a Gerusalemme, il cosiddetto “Santuario del Libro”, un edificio la cui forma s’ispira al coperchio delle giare che erano gli originari contenitori dei testi. Le ricerche continuarono e gli archeologi rivolsero la loro attenzione anche ai resti di un antico complesso, a loro già noto, detto Khirbet Qumran (le “rovine di Qumran”): si degli Esseni, una comunità di cui parlano vari autori antichi, alla quale sarebbero da ricondurre diversi testi trovati nelle grotte.

Le ricerche sistematiche organizzate nella zona tra il 1947 e il 1956 avrebbero permesso l’individuazione di ben 71 grotte e il rinvenimento di frammenti di circa 800-850 manoscritti. Soltanto una parte dei manoscritti, circa 225, contiene testi biblici, mentre un certo numero, tra 275 e 300, per il loro pessimo stato di conservazione - si tratta di frammenti minutissimi - sono praticamente inservibili.

La scoperta di questi antichi manoscritti ha mostrato chiaramente il conflitto che in casi simili viene a crearsi tra un corretto metodo di studio filologico e storico e le interpretazioni superficiali di tipo scandalistico. Così, le relazioni tra gli scritti del Nuovo Testamento e i manoscritti ritrovati - relazioni considerate da alcuni strettissime - hanno condotto a molteplici speculazioni, per lo più fantasiose. La pubblicazione dei testi, ad esempio, sarebbe stata accompagnata da misteriose “congiure” o, addirittura, divieti e censure, finalizzate a nascondere “verità scomode” che alcuni studiosi non avrebbero voluto rendere note. Negli ultimi anni, però, i responsabili dell’edizione dei manoscritti hanno pubblicato gran parte delle opere e dei frammenti più controversi e reso pubbliche le fotografie di tutti i testi.

 

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