FAMIGLIA - La testimonianza della famiglia cristiana

A. Il dovere di testimoniare ai propri familiari

Innanzi tutto, una famiglia cristiana deve testimoniare al suo interno e trasmettere l’Evangelo ai figli e agli altri familiari. Deve saper dare spiegazioni a chi, nell'ambito familiare, domanda “conto della speranza” che è in loro (1 Pietro 3:15). È un dovere essenziale è chiaramente prescritto dalla Parola di Dio (Deuteronomio 6:4-7, 20-21);

 

Quando l’apostolo Paolo scrive: “Se uno non provvede ai suoi, e in primo luogo a quelli di casa sua, ha rinnegato la fede, ed è peggiore di un incredulo” (1 Timoteo 5:8), sta parlando anche del dovere di evangelizzare i propri familiari.

Talvolta i familiari credenti hanno timore di influenzare troppo i componenti della propria famiglia. Temono di violare la loro libertà, specialmente quando si tratta dei figli. A volte sono gli altri ad accusarci di influenzare con idee radicali i nostri cari. Una certa influenza della famiglia sui propri componenti non solo è inevitabile ma è auspicabile, tuttavia questo non significa togliere loro la capacità di pensare e di decidere autonomamente (2 Timoteo 1:5; Colossesi 3:21). Pur ricevendo una certa formazione, ad un determinato momento ognuno farà la sua scelta: con Dio o contro Dio.

A casa è sempre bene testimoniare con discrezione, evitando di opprimere gli altri con la nostra fede, tanto meno i nostri figli. A volte alcuni, pur in perfetta buona fede, usano metodi sbagliati con i familiari, con l’unico risultato che i figli o i parenti, quando non arrivano ad odiare l'Evangelo, finiscono per annoiarsi perché sono costretti ad ascoltare. È importante conoscere e tenere conto del carattere delle persone con cui si ha a che fare.

Ad ogni modo, quel che veramente conta è l'esempio concreto che si dà in famiglia. L'interesse per il Signore, e questo vale anche nel caso dei figli, dev'essere suscitato “indirettamente”, stimolando negli altri una sana curiosità.

Per testimoniare di Cristo il più delle volte non è necessario parlare, basta vivere da cristiani, questa è l'evangelizzazione fondamentale. Testimoniare significa vivere una vita in accordo con la propria fede, avere un modo di pensare e di agire che mostri la propria conversione. Quando la nostra testimonianza non si accompagna ad una vita vissuta in comunione con il Signore, il nostro diventa soltanto un “bel discorso", una ripetizione inutile di formule stereotipate.

 

 

B. L’influenza della famiglia nella chiesa

 

Una comunità cristiana non è un’entità astratta, è formata da diversi nuclei familiari. Qualcuno ha detto, riferendosi alle famiglie che frequentano una chiesa: “Tale famiglia, tale chiesa”. La vita delle singole famiglie influenza inevitabilmente l'andamento di tutta la comunità: se vi sono buone famiglie cristiane, vi è anche una buona chiesa.

Nella Prima Epistola di Paolo a Timoteo si può osservare facilmente quale relazione esiste tra l'amministrazione della famiglia e la conduzione di una comunità: “Se uno non sa governare la propria famiglia, come potrà aver cura della chiesa di Dio?” (3:5).

La buona o cattiva influenza della testimonianza di una famiglia è una realtà di cui bisogna tenere conto, specialmente in presenza di soggetti immaturi che hanno ancora bisogno di essere guidati perché incapaci di fare delle scelte autonome.

La famiglia è responsabile dell'evangelizzazione e della formazione spirituale dei propri membri anche per il contributo che questi possono dare all'edificazione della chiesa.

Inoltre, le famiglie stesse possono e devono essere d’esempio le une alle altre nella chiesa. Per questo non basta vedersi saltuariamente la domenica al culto, è necessario conoscersi, frequentarsi e influenzarsi.

 

 

C. L’influenza della famiglia verso l’esterno

 

Una famiglia in cui c'è il Signore non può che attrarre altri nuclei familiari, i cui membri saranno positivamente influenzati (Colossesi 4:3-6). Chi ha contatti con una famiglia cristiana dovrebbero essere “contagiato" dall'atmosfera serena di quella casa, dall'affabilità, dalla cortesia e dal vero amore dei coniugi credenti. Insomma, si deve sapere che Gesù è entrato in quella casa. Chi crederà mai a quelle famiglie che, pur frequentando la chiesa, non mostrano mai di essere state liberate dalle preoccupazioni, dalle ansie e dalle paure della vita attraverso la grazia di Cristo?

 

Va ricordato che spesso una casa cristiana rappresenta il primo passo per un avvicinamento all’Evangelo di chi, essendo prevenuto, non metterebbe mai piede in chiesa. Quante chiese, del resto, sono sorte proprio nell'ambito di famiglie in cui “c'era il Signore”? (1 Corinzi 16:15; Colossesi 4:15). Una famiglia che ha il Signore costituisce un potenziale unico per l’edificazione di una comunità, ma è un potenziale che spesso non è pienamente valorizzato come meriterebbe.

 

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