FAMIGLIA - Responsabilità dei figli verso i genitori

 

 Secondo la Parola di Dio il comportamento dei figli verso i genitori dev’essere caratterizzato da un quadruplice atteggiamento: onorare, ubbidire, rispettare, contraccambiare.

 

A. Onorare

Questo è quanto comanda il 5° comandamento. Onorare significa “ritenere qualcuno degno della massima stima e considerazione”. È chiaro quindi che si sta parlando del riconoscimento della posizione dei genitori, i quali sono stati collocati dal Signore su un gradino superiore rispetto ai figli nell’ordine della vita familiare. È Dio che ha collocato su questo gradino superiore i genitori.

Dal modo in cui il Signore fa riferimento al 5° comandamento (Matteo 15:1-6) è lecito dedurre che l'onore per i genitori non deve mai venire meno, neppure quando un figlio lascia la famiglia d'origine. Dopo l’autorità di Dio, infatti, viene quella dei genitori, anzi in una famiglia cristiana i genitori rappresentano, in un certo senso, l’autorità di Dio e la sottomissione a loro è un segno di sottomissione a Lui.

Davanti ai figli, entrambi i genitori sono collocati su uno stesso piano. La distinzione dei ruoli tra i coniugi non cambia la loro posizione davanti ai figli. In altre parole, la sottomissione della moglie al marito non la renda meno autorevole come madre. Dio colloca entrambi su un piano di pari dignità e responsabilità rispetto ai figli.

Nell'unico testo biblico in cui si fa riferimento al rapporto di Gesù con i Suoi genitori terreni, è scritto che Egli stava loro sottomesso (Luca 2:51). È interessante notare che non si parla semplicemente di ubbidienza, ma di sottomissione, cioè dell'attitudine tipica del figlio che rende onore ai suoi genitori.

L'onore per i genitori rappresenta un principio d'ordine da rispettare assolutamente se si vuole salvaguardare l'integrità e la santità della famiglia. Quando questo principio viene calpestato, si hanno disgregazione e corruzione nella famiglia e di riflesso nella società e, per quanto riguarda le famiglie cristiane, nella Chiesa.

 

 

B. Ubbidire

 

La conseguenza più diretta dell'onore, ossia del riconoscimento del ruolo superiore dei genitori, è l'ubbidienza. Infatti, un figlio non può dire di onorare se non ubbidisce! Ubbidire significa sottomettersi alla volontà altrui, fare qualcosa in modo conforme ad un comando o ad un’esortazione di altri. In un tempo in cui l’ubbidienza è sempre meno predicata in nome di una non meglio precisata libertà, è importante ribadire alcuni dei principi essenziali attraverso i quali la Parola di Dio presenta l'ubbidienza ai genitori come un modo per vivere santamente la vita cristiana.

 

a. La natura dell'ubbidienza

Senza indugio l'apostolo Paolo afferma che i figli devono ubbidire ai genitori “perché ciò è giusto” (Efesini 6:1; cfr. Colossesi 3:20). L’uomo vive in un mondo che, sebbene corrotto dal peccato, è regolato da leggi che ubbidiscono all'ordine stabilito dal Creatore. Tutto ubbidisce alle Sue leggi, i corpi celesti, le piante, le stagioni, gli animali. Esistono però forme di ubbidienza che riguardano esclusivamente la creatura umana:

 

·                  l'ubbidienza servile, che priva di qualsiasi dignità chi la subisce e di qualsiasi onore chi la pretende;

·                  l'ubbidienza filiale, che è invece libera, volontaria, spontanea e nasce dal riconoscimento dei ruoli. È quest’ultima l’ubbidienza che i figli dovrebbero ai genitori.

 

L'apostolo Paolo vede la disubbidienza ai genitori come un segno del traviamento spirituale e morale degli uomini degli ultimi tempi (2 Timoteo 3:2). Tuttavia, come il peccato ha prodotto la tragedia della disubbidienza, ad ogni livello, la nuova nascita in Cristo produce un'attitudine di ubbidienza. Cosicché, l’ubbidienza ai genitori può essere considerata un vero e proprio segno di conversione.

 

b. Il limite dell'ubbidienza

L'ubbidienza che si deve ai genitori ha un limite? Se da un lato è scritto: “Figli, ubbidite ai vostri genitori in ogni cosa…” (Colossesi 3:20), dall’altro la Parola di Dio precisa: “Figli, ubbidite nel Signore ai vostri genitori…” (Ef.esini 6:1). La regola che guida e limita l'ubbidienza di un figlio è dunque la volontà di Dio. Un figlio, davanti ad ordini contrari alla sua coscienza di cristiano, deve domandarsi se è lecito ubbidire incondizionatamente. In alcuni casi può accadere che un figlio riceva un comando che contrasta apertamente con la volontà di Dio e in questo caso egli è tenuto ad ubbidire, perché deve ubbidienza prima di tutto a Dio. Ma un figlio che è costretto a non ubbidire ai genitori deve spiegare il suo rifiuto. È bene anche dare un limite all'espressione “nel Signore”, perché si corre il rischio d'interpretare ogni comando a proprio piacimento.

 

 

C. Rispettare

 

La differenza fra onorare, ubbidire e rispettare può forse apparire cavillosa, ma “rispettare” aggiunge qualcosa d'importante agli altri due concetti. “Rispettare” non vuol dire soltanto “riconoscere i diritti della superiorità dei genitori”, significa “astenersi dal produrre offese”. Il rispetto per i genitori è ciò che induce un figlio a non pronunciare parole, a non compiere azioni, a non assumere atteggiamenti che, in qualche modo, possano offenderli o ferirli, ossia privarli della dignità e della posizione che il Signore ha dato loro all'interno della famiglia. L'ordine divino di rispettare i genitori è altrettanto chiaro come quello di onorarli e ubbidirli (Levitino 19:3).

 

 

D. Contraccambiare

 

La Parola di Dio invita i figli “a rendere il contraccambio ai loro genitori, perché questo è gradito davanti a Dio” (1 Timoteo 5:4). Contraccambiare è un’azione dal significato semplice e chiaro: “Dare o fare in cambio di qualcosa che si è ricevuto”.

Quanti padri e quante madri, divenuti ormai vecchi e considerati inutili dalla famiglia e dalla società sono costretti a vivere soli, oppure abbandonati in fredde e anonime case di riposo senza il calore della famiglia, o ancora parcheggiati in lugubri corsie d'ospedale in attesa dell'ultima destinazione. Queste soluzioni sono sempre gradite a Dio? Dove sono i figli e le figlie? Dov'è il loro “contraccambiare”? Spesso ci si lascia trascinare dalla logica dell'egoismo e non da quella cristiana dell'amore e del servizio che dovrebbe contraddistinguerci.

L’insegnamento di Gesù invita ad assumersi in pieno le proprie responsabilità e a non nascondersi dietro il paravento di una religione di comodo (Marco 7:9-13). Dio gradisce che restituiamo ai nostri genitori le cure, l'affetto, il calore che ci hanno dato da bambini.

 

Se vogliamo possiamo anche chiederci un po’ più egoisticamente che cosa faranno di noi i nostri figli, se non avranno ricevuto il giusto esempio a riguardo.

 

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