L'UOMO NUOVO
“Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura…” (2 Cor. 5:17)


Credere in Cristo non significa soltanto accettare che Egli sia esistito e dare un puro assenso mentale alle verità da Lui insegnate, significa credere fermamente nell’efficacia della Sua opera di salvezza al punto da affidargli la propria vita, presente e futura: “Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato sé stesso per me” (Galati 2:20).  

 

La conversione a Cristo

La conversione produce nell’uomo un rinnovamento, una rigenerazione che apre un capitolo nuovo della sua vita: “Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove” (2 Corinzi 5:17). Essa non riguarda solo i “sentimenti” o i “pensieri” ma la vita pratica, la conversione è testimoniata proprio da una vita trasformata: “Avete imparato per quanto concerne la vostra condotta di prima a spogliarvi del vecchio uomo che si corrompe seguendo le passioni ingannatrici; a essere invece rinnovati nello spirito della vostra mente e a rivestire l’uomo nuovo che è creato a immagine di Dio nella giustizia e nella santità che procedono dalla verità”; (Efesini 4:22-24).

Naturalmente non si può ridurre la fede cristiana soltanto a una vita virtuosa, giacché persone buone e aperte al bene si trovano in ogni religione, e anche al di fuori di esse. I cristiani non sono chiamati a insegnare al mondo un’etica particolare, essi devono annunciare la Buona Notizia, l’Evangelo. Quello di Cristo non è semplicemente un alto messaggio morale, non significa soltanto rispettare delle norme o comportarsi bene perché non consiste nel “fare” ma nell’“essere”, esso è l’annuncio di una “vita nuova”.

Se c’è stata una vera conversione, ci sarà un nuovo stile di vita che la renderà evidente: “Li riconoscerete dai loro frutti… ogni albero buono fa frutti buoni, ma l’albero cattivo fa frutti cattivi” (Matteo 7:16, 17). Nelle epistole del Nuovo Testamento le esortazioni (parenesi) seguono il messaggio salvifico, non lo precedono. Il Signore inizia sempre la Sua opera dal cuore nell’uomo, perché “perché è dal di dentro, dal cuore degli uomini, che escono cattivi pensieri, fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, frode, lascivia, sguardo invidioso, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive escono dal di dentro e contaminano l’uomo” (Marco 7:21-23).

Nella Bibbia il “cuore” è considerato il centro dell’essere, non solo della vita affettiva ma di tutto l’essere, così per diventare un uomo nuovo ci vuole un “cuore nuovo”, ed è quello che fa il Signore: “Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dal vostro corpo il cuore di pietra, e vi darò un cuore di carne” (Ezechiele 36:26).

 

L’Agente del rinnovamento

Se il rinnovamento del credente inizia dal cuore, non potrà mai essere frutto degli sforzi e delle conquiste personali: “Egli ci ha salvati non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, mediante il bagno della rigenerazione e del rinnovamento dello Spirito Santo” (Tito 3:5). Lo Spirito Santo è l’Agente divino che trasforma l’individuo, la Sua voce risuona nell’intimo della coscienza umana rendendo possibile la redenzione e la vita cristiana: “E noi tutti, a viso scoperto, contemplando come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella sua stessa immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione del Signore, che è lo Spirito” (2 Corinzi 3:18). Questa azione dello Spirito è meno spettacolare delle altre, ma è sicuramente la più importante (1 Corinzi 2:9-16).

I modi in cui opera lo Spirito di Dio sfuggono a qualsiasi definizione: “Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito” (Giovanni 3:8). Egli agisce proprio come narra Gesù nella parabola del seme che germoglia e cresce senza che l’uomo sappia come (cfr. Marco 4:26-29). Lo Spirito opera graduali ma costanti modifiche dell’attitudine dell’uomo interiore, cambiando le cose alla radice.

 

La nuova guida

La fede in Cristo assoggetta l’uomo a un “nuovo governo”, liberandolo dai legami della legge del peccato: “Ma ora siamo stati sciolti dai legami della legge, essendo morti a quella che ci teneva soggetti per servire nel nuovo regime dello Spirito [letteralmente, “…in novità di spirito…”, versione DIODATI] e non in quello vecchio della lettera” (Romani 7:6).

In un certo senso si può affermare che la fede in Cristo è una nuova legge, che però non mortifica l’uomo perché è …” legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù …” (Romani 8:2). Infatti, mentre la legge esteriore chiede all’uomo di fare bene ma lo lascia alle proprie forze, la “legge dello Spirito della vita” pone l’uomo davanti al dono ineffabile di Dio, chiedendogli solo di fare di Cristo il fondamento della propria vita.

Per evitare ogni confusione è però bene precisare che:

- Il regime dello Spirito non è una nuova forma di legalismo spirituale, ossia pura osservanza esteriore di leggi, una nuova casistica di “peccati spirituali”. Il “nuovo regime dello Spirito” supera ogni legge esteriore poiché è preceduto dal dono di Dio.

- Il regime dello Spirito non è anarchia dello Spirito,ossia un’errata esaltazione della libertà cristiana che permette a ognuno di essere legge a se stesso, una simile concezione individualista rende difficili i rapporti con gli altri, provoca l’anarchia e fa della libertà un’occasione per vivere secondo la carne (cfr. Galati 5:13).

- Il regime dello Spirito non è l’arbitrio della coscienza, ossia la rivendicazione dell’insindacabile diritto di disporre di sé come meglio aggrada, sottolineando in modo esasperato i propri diritti a scapito dei doveri: “Nessuno cerchi il proprio vantaggio, ma ciascuno cerchi quello degli altri” (1 Corinzi 10:24).

- Il regime dello Spirito non è edonismo(dal grecoedoné”, piacere), che riconosce nel piacere il fine ultimo dell'uomo, che ritiene “bene” tutto ciò che accresce il benessere, che usa come parametro quello di “sentirsi” bene o male, appagato o non appagato. Un vecchio errore dell’uomo è confondere ciò che piace con ciò che è utile: “Ogni cosa è lecita, ma non ogni cosa è utile; ogni cosa è lecita, ma non ogni cosa edifica” (1 Corinzi 10:23).

La sintesi migliore della legge dello Spirito è offerta dal comandamento dell’amore: “…Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente". Questo è il grande e il primo comandamento. Il secondo, simile a questo, è: "Ama il tuo prossimo come te stesso…” (Matteo 22:37, 39).

 

 

 

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