Antropologia culturale Stampa

Babbo Natale, storia di un emigrante

Il santo emigrante tornato dall’America dopo la guerra

 

Per molto tempo in Italia i doni del periodo natalizio sono stati portati da Gesù bambino. Dal dopoguerra in poi, però, l’illustre infante non ha retto alla concorrenza di Babbo Natale, sbarcato prepotentemente assieme alle truppe alleate. Chi è questo paffuto e simpatico vecchietto vestito di rosso?

L'origine

La leggenda di Babbo Natale trae origine da quella di Nicola di Mira, un vescovo dell’Asia Minore. Di lui si hanno poche notizie certe. Si sa che nacque intorno al 270 a Patara, in Licia (attuale Turchia), da ricchi genitori cristiani e che, entrato in monastero, divenne arcivescovo della chiesa metropolita di Mira, sempre in Licia, dove morì e fu sepolto tra il 345 e il 352.

I suoi resti rimasero a Mira fino al 1087, anno in cui alcuni marinai baresi li trafugarono per portarli nella loro città. La leggenda narra che il santo aveva salvato i marinai da un naufragio e che questi, in segno di devozione, lo vollero nella propria patria come patrono. Ancora oggi quelle reliquie sono venerate nella cattedrale di San Nicola, a Bari.

 

Le leggende

Le leggende fiorite fin dai primi secoli intorno alla figura di san Nicola di Mira aiutano a capire come mai un vescovo si sia trasformato in Babbo Natale.

Una prima storia narra di un vicino di casa di Nicola che, caduto in miseria, non era più in grado di assicurare una dote alle tre giovani figlie. Le fanciulle sarebbero state abbandonate ad una vita di peccato se non fosse stato per il vescovo che, nottetempo, gettò attraverso la finestra tre borse piene d'oro che permisero loro di sperare di nuovo in un buon matrimonio. Da questa leggenda avrà origine l'abitudine di fare doni in segreto la notte di san Nicola, il 6 dicembre.

Una seconda leggenda racconta di un oste criminale che tagliò a pezzi, immergendoli poi in salamoia, tre fanciulli che la sera prima erano entrati nella sua locanda. Nicola li fece risorgere dai barili di salamoia e convertì l'oste.

Questi episodi, che chiaramente non hanno alcun fondamento storico, hanno fatto sì che si stringesse un forte legame fra il santo e il mondo degli indifesi.

 

L’emigrazione

Il culto del santo avrà molta fortuna e dal sud si diffonderà in tutta l’Italia e in Europa centrale e settentrionale. È difficile seguire le sue tracce di quest’itinerario verso il Nord, non sarà mai ben chiaro come mai un santo “terrone” sia finito lassù!

La popolarità del vescovo di Mira crebbe a dismisura soprattutto nei paesi di lingua tedesca. In Germania il suo nome, che nel latino del primo medioevo era Sanctus Nicolàus (dal greco Nikòlaos: nìkan, vincere, e laòs, popolo, dunque “vincitore tra il popolo”), sarebbe stato storpiato in “Santa Claus” e la sua festa spostata al 25 dicembre. La tradizione nordica iniziò a raffigurarlo a cavallo per i cieli mentre consegnava regali, spesso accompagnato dall'elfo Schwarzer Peter, il fatidico "uomo nero", che recava con sé un sacco pieno di doni ma anche di fruste per i bambini cattivi.

La vera fortuna del santo fu però, come del resto per molti, l’emigrazione in America, dove arrivò come Sinter Klaas in compagnia dei coloni olandesi che nel 1624 fondarono Nieuw Amsterdam, l'attuale New York. 

 

La metamorfosi

Nel Nuovo Mondo la figura del vescovo completò la sua metamorfosi, divenendo il personaggio ereditato da gran parte del mondo occidentale, e non solo, attraverso spot televisivi, cartelloni pubblicitari, bigliettini d'auguri, decorazioni e letterine indirizzate al Polo Nord.

L'immagine paciosa, rubiconda e robusta di Babbo Natale oggi si deve alla fantasiosa creatività di un grafico pubblicitario americano, Haddon H. Sundbolm, che nel 1931 per conto della "Coca Cola Company" elaborò con grande intuito tutto il bagaglio di riti e di credenze legati al culto di San Nicola e alla stagione invernale degli emigranti.

Il mantello vescovile diverrà un abito rosso bardato con una pelliccia bianca, mentre la mitra si trasformerà in un cappuccio a punta, quindi, a testimonianza del suo passaggio per le regioni polari dell’Europa settentrionale, la folta barba tipica dei religiosi orientali si imbiancherà come neve. Il santo comincerà a spostarsi in cielo non più su un cavallo bianco, come voleva l’iconografia tradizionale, ma su una slitta trainata da renne.

Un personaggio di pura fantasia che piace a tutte le generazioni, la figura commerciale più simpatica e d'effetto che il merchandising abbia mai avuto, ma che cosa c’entra con Gesù?