Il modello della crescita spirituale

Ogni uomo s’ispira ad un modello nella vita, anche se non sempre ne è consapevole. A non avere questa consapevolezza sono soprattutto i giovani, che da un lato affermano di non farsi influenzare da modelli precostituiti, ma dall'altro non fanno che uniformarsi.

La scelta consapevole di un modello piuttosto che un altro, invece, è importante, perché più alto è l’esempio scelto, migliore sarà la qualità della propria vita.
La necessità di avere un modello è reale anche nella vita cristiana, dove non si può aspirare ad un esempio migliore di quello offerto dal “Signore e Salvatore Gesù”.

Un modello perfetto

Gesù è il modello perfetto per la vita cristiana perché si è conformato interamente alla volontà di Dio, mentre gli altri possono diventare un esempio soltanto nella misura in cui s’ispirano e si conformano a Cristo (Giovanni 6:38; 1 Corinzi 11:1; 1 Tessalonicesi 1:6). Stiamo attenti, però, a misurare la nostra vita spirituale confrontandoci con gli altri.
Qualcuno ha detto che il Nuovo Testamento è fortemente cristomorfico, ossia insegna che Cristo oltre a rendere possibile la vita cristiana, ne determina anche la forma. L’espressione biblica “essere conformi all’immagine del Figlio” esprime molto bene questo concetto (Romani 8:29). Il termine neotestamentario tradotto con “immagine”, lo stesso dal quale deriva la parola icona, significa letteralmente: immagine che rappresenta fedelmente la realtà.
Il cristiano ha, perciò, come riferimento unico la “altezza [lett. misura/capacità] della statura perfetta [lett. maturità piena] di Cristo” (Efesini 4:13, 22-24). Chi non vive un’esistenza capace di conformarsi sempre di più a quella di Cristo, deve esaminare a fondo la genuinità della propria esperienza (2 Corinzi 13:5). Il carattere di Cristo, se c’è, non può essere celato (Matteo 5:14; 7:16-18).

Un modello credibile

Gesù, “immagine del Dio invisibile” (Colossesi 1:15), è divenuto modello per l’umanità grazie alla Sua vita terrena. Se non fosse divenuto vero uomo, Egli non avrebbe mai potuto costituire un modello credibile per noi. Invece, è diventato “carne e ha abitato per un tempo fra di noi”, è passato per esperienze umane, ha realizzato necessità umane, è stato sottoposto a prove umane (Giovanni 1:14; Filippesi 2:6-8; Ebrei 4:15).
Non solo Gesù ha reso possibile la vita cristiana attraverso la Sua opera redentrice, ma l’ha esemplificata attraverso la Sua esistenza terrena. Siamo grati al Signore che c’è giunto un resoconto della Sua vita: da soli i precetti “gelano”, proprio come una bella statua di marmo, mentre con l’esempio “scaldano”, perché c’è qualcosa di vivo.
Cristo ha impersonato tutto ciò che ha insegnato (Giovanni 13:15; 1 Pietro 2:21). Dai Vangeli apprendiamo che Egli è stato un esempio di:

-    Comunione con Dio: Gesù fu uomo di preghiera e si ritirò spesso in disparte a pregare (Luca 11:1). Quando non era possibile di giorno, lo faceva di notte (Luca 6:12).

-    Compassione: i discepoli furono testimoni della compassione che Gesù nutriva verso il prossimo e ci hanno trasmesso parte delle “opere misericordiose” che Lo videro impegnato per gran parte del ministerio terreno (Matteo 9:36; 14:14; 15:32; Giovanni 21:25).

-    Umiltà: in occasione dell’ultima cena Gesù compì un significativo gesto d’umiltà lavando i piedi ai discepoli (Giovanni 13:4-5). Alcuni commentatori suppongono che il Signore abbia agito a quel modo perché tra i Suoi si era verificata una contesa su chi dovesse occupare i primi posti (Marco 9:33-37).

-    Perdono: Gesù trovò la forza di chiamare “amico” chi lo stava tradendo (Matteo 26:48-50) e di intercedere per chi lo stava crocifiggendo (Luca 23:33-34). Ecco cosa intendeva, quando disse a Pietro di perdonare “fino a settanta volte sette” (Matteo 18:21-22).

-    Amore: Gesù, conscio che la Sua imminente morte avrebbe gettato nello sconforto i discepoli, trascorse con loro le ultime ore della passione. Usò la stessa tenerezza di un genitore morente che chiama i figli al capezzale e impartì loro, attraverso l’esempio, il comandamento dell’amore (Giovanni 13:33-35). L’osservanza di questo comandamento secondo il modello costituito da Cristo è il segno distintivo dei veri cristiani in ogni tempo.

Guardiamo al “Signore e Salvatore Gesù” per assimilarne i comportamenti, i pensieri, i sentimenti e si dirà di noi quel che si disse dei primi discepoli (Atti 4:13).

Un modello efficace

Davvero è possibile essere come Cristo? Se Dio lo comanda, allora è possibile. Ma come? Gesù lo spiega nella parabola della vite e dei tralci: “Dimorate in me, e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sé dar frutto se non rimane nella vite, così neppure voi, se non dimorate in me. Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla” (Giovanni 15:4,5).
La possibilità che il tralcio porti frutto dipende dal suo rimanere nella vite. Se siamo partecipi della natura divina, se siamo tralci della Vite, nella nostra esistenza si manifesterà lo stesso frutto che si è manifestato in Cristo (2 Pietro 1:3-4).
Naturalmente, questo non significa che saremo della stessa misura e grado del Modello, ma come la luce è luce, che si tratti di quella della candela o della lampadina o del sole, anche noi possiamo realmente somigliare a Cristo con una vita simile alla Sua quanto a tipo e natura:

-    Egli è la Luce del mondo, e noi dobbiamo brillare come figli di luce (Giovanni 12:36; Matteo 5:15-16);
-    Egli è la Parola e noi siamo le Sue lettere scritte (2 Corinzi 3:3);
-    Egli è il Primogenito e noi siamo i Suoi molti fratelli (Romani 8:29; Ebrei 2:11).

Cristo non ci ha trasmesso semplicemente una magnifica teoria, Egli ci ha anche rivelato in che modo possiamo ottenere la trasformazione dell’uomo vecchio nell’uomo nuovo. Il limite di tante religioni e filosofie è proprio questo: sebbene contengano bellissime massime ed esortazioni, non danno il potere di viverle. Viceversa, Cristo non ci ha indicato un nuovo inizio per poi abbandonarci a noi stessi, Egli ha anche la potenza per farci vivere santamente (2 Corinzi 3:18; Ebrei 12:2).

Quando Pietro scrisse questa lettera era ormai anziano e perfettamente consapevole che il vecchio uomo, così volubile, era stato trasformato, grazie alla comunione con il Suo “Signore e Salvatore Gesù”, in un uomo nuovo. Anche lui poteva dire, come Paolo: “Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato sé stesso per me” (Galati 2:20).

 

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