L'Evangelo potenza di Dio per le sue promesse

L’Evangelo non è il prodotto della sapienza umana ma il frutto del preordinato disegno di Dio, che l’ha concepito dall'eternità (cfr. Gal. 1:11; 1 Piet. 1:20). Ordinato prima che il mondo fosse e nascosto in Dio, l’Evangelo fu prima promesso agli uomini “per mezzo dei suoi profeti nelle sante Scritture” (Rom. 1:1-2; cfr. Am. 3:7;) e “quando giunse la pienezza del tempo”, adempiuto nel Signore Gesù Cristo (Gal. 4:4; cfr. Ef. 3:5,9,11).

Ogni singola promessa della Parola di Dio, piccola o grande che sia, trova adempimento nel Signore Gesù Cristo: “Infatti tutte le promesse di Dio hanno il loro ‘sì’ in lui; perciò pure per mezzo di lui noi pronunciamo l'Amen alla gloria di Dio“ (2 Cor. 1:20). Cristo è la figura centrale dell’Evangelo, qualora lo si escluda non rimane più alcun messaggio: “E noi vi portiamo il lieto messaggio che la promessa fatta ai padri, Dio l'ha adempiuta per noi, loro figli, risuscitando Gesù, come anche è scritto nel salmo secondo: ‘Tu sei mio Figlio, oggi io t'ho generato’” (Atti 13:32-33).

La promessa fatta ai padri

L’Evangelo è potenza di Dio innanzi tutto perché contiene la promessa del Salvatore. Le Sacre Scritture si sono occupate di Lui fin dai tempi più remoti (cfr. Luca 24:25-27).

a)    Il Protovangelo: “Io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno” (Gen. 3:15). Questa promessa è il più antico riferimento biblico all’opera salvifica di Cristo, è la prima, onnicomprensiva promessa.

b)    La promessa fatta ad Abramo: “Io farò di te una grande nazione… Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra” (Gen. 12:2-3; cfr. Atti 3:25). La promessa di Dio ad Abramo ha un ruolo fondamentale nella storia della salvezza. La progenie d’Abramo attraverso cui Dio ha benedetto tutte le famiglie della terra è Cristo: “Le promesse furono fatte ad Abraamo e alla sua progenie. Non dice: ‘E alle progenie’, come se si trattasse di molte; ma, come parlando di una sola, dice: ‘E alla tua progenie’, che è Cristo” (Gal. 3:16; cfr. 3:28-29). Il plurale “promesse” è usato in quanto la promessa fatta ad Abramo contiene il germe di tutte le seguenti (cfr. Rom. 9:4).

c)    La promessa fatta a Davide: “La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a te e il tuo trono sarà reso stabile per sempre" (2 Sam. 7:16; cfr. Sal. 89:35-36). Dopo aver annunciato al genere umano che avrebbe conseguito la vittoria sul serpente per mezzo della “progenie della donna”, dopo aver detto ad Abramo che avrebbe scelto in particolare la sua progenie, Dio dichiara a Davide che il Salvatore sarebbe venuto proprio dalla sua famiglia: “Dalla discendenza di lui, secondo la promessa, Dio ha suscitato a Israele un salvatore nella persona di Gesù” (Atti 13:23 cfr. Matt. 1:1).

Le promesse di Gesù

L’Evangelo è potenza di Dio anche per le promesse di cui è “latore” lo stesso Signor Gesù, che ne è anche il Garante in virtù della Sua autorità divina.

a.    La promessa della vita eterna

“In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita” (Giov. 5:24).

Il dono della vita eterna è già una realtà per chi ha creduto in Cristo, anche se per ora “è nascosta con Cristo in Dio” (Col. 3:2-4; cfr. Rom. 6:23; Giac. 1:12). Il credente che ha ricevuto la vita eterna deve adoperarsi per essa e non più per quella terrena (cfr. Giov. 6:27; Is. 55:2). Delle necessità del tempo presente ha promesso di occuparsi il Padre celeste, al quale ogni credente affida le proprie richieste nel nome di Gesù (Matt. 6:31-33; Fil. 4:6; Giov. 16:23).

 
b.    La promessa dello Spirito Santo

“E io pregherò il Padre, ed Egli vi darà un altro consolatore, perché stia con voi per sempre” (Giov. 14:16).

Dopo aver consumato l’ultima cena con il Signore, i discepoli erano rattristati dal pensiero della Sua dipartita e Gesù li confortò con la promessa di un altro Consolatore che avrebbe continuato a guidarli nella verità (cfr. Giov. 16:13-14; 15:26).
In merito allo Spirito Santo, il Signore Gesù fece ai Suoi un’altra promessa: “…ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l'attuazione della promessa del Padre, ‘la quale’, egli disse, ‘avete udita da me’ …voi sarete battezzati in Spirito Santo fra non molti giorni” (Atti 1:4-5). Al compimento della promessa i discepoli furono rivestiti di una speciale potenza per il servizio e la testimonianza (cfr. Atti 1:8). La promessa del battesimo nello Spirito Santo è per tutti i credenti, per “quanti il Signore, nostro Dio, ne chiamerà” (Atti 2:39).

c.    La promessa del Suo ritorno

“Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi” (Giov. 14:3).

Prima di lasciare i discepoli, il Signore non solo assicurò loro la venuta di un altro Consolatore ma promise che sarebbe tornato a prenderli. Sarà il Signore Gesù stesso che “con un ordine, con voce d'arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima risusciteranno i morti in Cristo; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo rapiti insieme con loro, sulle nuvole, a incontrare il Signore nell'aria; e così saremo sempre con il Signore” (1 Tess. 4:16-17). Perché nessuno conosce il giorno e l’ora in cui questo accadrà, è necessario essere sempre pronti: “…perché, nell'ora che non pensate, il Figlio dell'uomo verrà” (Matt. 24:44).
Oggi, chi attende l’adempimento di questa promessa potrebbe sentirsi dire: “Dov'è la promessa della sua venuta? Perché dal giorno in cui i padri si sono addormentati, tutte le cose continuano come dal principio della creazione…” (2 Piet. 3:4). Nessuno dubiti del Suo ritorno, perché “il Signore non ritarda l'adempimento della sua promessa, come pretendono alcuni; ma è paziente verso di voi, non volendo che qualcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento…“ (2 Piet. 3:9). Perciò, “secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, nei quali abiti la giustizia” (2 Piet. 3:13; cfr. Fil. 3:20).

Le caratteristiche delle promesse

a)    La loro gratuità: “Epanghelìa”, il termine greco tradotto con l’italiano “promessa”, non indica qualcosa ottenuta negoziando ma un dono concesso per grazia ed è usato nel Nuovo Testamento solo per indicare le promesse di Dio. La prima e più importante caratteristica delle promesse divine è dunque la loro assoluta gratuità (cfr. Ef. 2:8-9).

b)    La loro certezza: Le promesse divine riposano sull’immutabilità e sulla fedeltà di Dio, i credenti devono essere assolutamente certi del loro adempimento (cfr. Num. 23:19; 1 Piet. 1:25). Spesso i destinatari delle promesse sono venuti meno, ma la loro incredulità non ha annullato la fedeltà di Dio (cfr. Rom. 3:3; 2 Tim. 2:13).

c)    I loro requisiti: La gratuità delle promesse divine non esclude che per riceverle e conservarle sia necessario possedere determinati requisiti.

-    Fede: è il principio attraverso il quale si realizza ogni tipo di promessa divina (cfr. Ebr. 11:17; Rom. 4:20-21). La fede è la risposta personale dell’uomo all’iniziativa di Dio che ha fatto le promesse, è la mano che prende ciò che Dio offre!

-    Speranza: sperare significa aspettare di realizzare ciò che si desidera. La speranza, grazie alla fede, diventa certezza (cfr. Ebr. 11:1). La speranza è necessariamente legata ad altre due virtù,  strettamente imparentante tra loro: la costanza (Ebr. 10:36) e la pazienza (Ebr. 6:12,15).

-    Santità: l’origine divina delle promesse deve stimolare il cristiano a mantenersi puro: “Poiché abbiamo queste promesse, carissimi, purifichiamoci da ogni contaminazione di carne e di spirito, compiendo la nostra santificazione nel timore di Dio“ (2 Cor. 7:1).

“Fedele è colui che ha fatto le promesse” (Ebr. 10:23).

 

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